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Una volta, in tempi non sospetti, ho votato “Movimento cinque stelle”: alle ultime elezioni, adesso no, ed il motivo è questo.

Sono sempre stato per carattere ed educazione quantomeno critico rispetto all’esistente. Pertanto, quando si è presentato un “movimento”, un’organizzazione politica che avesse il mio stesso atteggiamento critico rispetto alla realtà me ne sono interessato. Non mi è interessato tanto lo spettacolo di Beppe Grillo al momento in cui ha presentato i candidati del Movimento alle elezioni politiche precedenti. Mi hanno invece molto interessato in quella occasione i discorsi e i ragionamenti che i candidati stessi hanno proposto alla fine dello “spettacolino” di presentazione. Mi hanno interessato non solo le argomentazioni ma anche le personalità: una candidata, di cui non ricordo neanche più il nome nonostante la abbia votata, era balbuziente e spiegò efficacemente dal palco la sua posizione. Ammirai il suo coraggio e la sua forza interiore. Allora, votai il Movimento cinque stelle.

Quando Pierluigi Bersani fece le consultazioni ed i parlamentari del Movimento PRETESERO (parola che metto in maiuscolo perché, come nel seguito si vedrà, è dirimente) di mandare la consultazione in streaming apprezzai il gesto: e guardai lo streaming. Con questo stato d’animo: “perfetto, adesso mettono sul piatto i punti del programma, fra cui il reddito di cittadinanza, e Bersani non potrà far altro che accettare”. Credevo che nel quinquennio 2013-2018 avremmo avuto almeno il reddito di cittadinanza. Di fronte alla costante negazione del Movimento ad ogni apertura di Bersani fui assai disilluso.

Nella mia città un esponente del Movimento Cinque Stelle propose di tirare fuori dai magazzini della pinacoteca comunale il patrimonio pittorico della villa Brandi. Mi feci avanti per collaborare all’operazione. Mi fu detto: “non voglio la tua collaborazione perché sei comunista”. Le opere di villa Brandi stanno ancora dove stavano prima.

Alla luce di queste conseguenze di un potere consegnato a queste persone e a questo “movimento”, conseguenze di carattere escludente e discriminatorio delle diversità ho deciso di non votare mai più il Movimento. “Mai più” nel senso dello scrittore statunitense Edgar Allan Poe nel suo poemetto “The raven”: “NEVERMORE”. Non intendo che questo mio intendimento venga meno adesso né mai finché esisteranno, in questo “movimento” o in altri, elementi che rendano possibili discriminazioni, limitazioni della libertà ideologica o personale, pericoli di esclusione.

Tengo a ricordare che sono ancora cittadino italiano anche se non so per quanto tempo, ma sono prima “citizen of the word” come ricordava Mahatma Gandhi, cittadino europeo, uomo, essere umano; e nessuna, ripeto NESSUNA, di queste mie caratteristiche di “essere” sono disponibili a lasciarsi abbandonare a favore di un “essere italiano” di cui a questo punto dovremmo definire il signiticato, visto il risultato elettorale che vede l’affermazione del Movimento Cinque Stelle ma anche della Laga Nord presieduta da Matteo Salvini. Come il mio voto dimostra, quello che queste forze politiche a oggi uscite vincenti dai seggi elettorali faranno, dovranno o potranno fare non sarà fatto in mio nome: “not in my name”. Incluse le cose positive di interesse generale che vado sotto ad elencare.

Prima dell’elenco di cazzi in culo che mi aspetto (è una metafora) va chiarito la mia posizione. Io ho votato una forza politica che a questo punto è una forza politica extraparlamentare. Non è certo una novità visto che il “Manifesto del Partito Comunista” di Marx ed Engels inizia per l’appunto con l’idea che: “Uno spettro si aggira per l’europa: lo spettro del comunismo”. Il Movimento Cinque Stelle ha ragione nel sostenere che sono comunista e, secondo i parametri della società capitalista che da almeno due secoli imperversa e appesta il mondo, che con me “non si può parlare” per questo motivo. Il voto è stato convintamente per “Potere al popolo” che non si trova rappresentato nel parlamento della Repubblica Italiana in questo momento. Il mio voto fa di me, dunque, un extraparlamentare. Era un principio della Democrazia Cristiana ai tempi dell’omicidio di Aldo Moro che con gli extraparlamentari non si debba e non si possa discutere. Perfino la dichiarazione preventiva di Luigi Di Maio, candidato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, che: “Parleremo con tutti quelli che vorranno accettare le nostre regole”, perfino da questa dichiarazione si evince che; 1) il Movimento Cinque Stelle non interloquisce con forze extraparlamentari e 2) non interloquisce con chi non accetta le loro regole. Le LORO regole; che NON sono le regole parlamentari e nemmeno quelle della società civile ma quelle del loro non-statuto il quale, a dispetto della negazione iniziale ed in beffa di essa (come abbiamo visto in questi anni) è uno “statuto” di tipo ferreo ben oltre gli statuti che ha visto la storia finora: più simile al Main Kampf che allo statuto albertino di storica memoria.

Certamente, “parleremo con tutti quelli che accetteranno le nostre regole” appare un ossimoro, nega proprio quel che afferma. Non sorprende vista l’idea di “libertà” che va oggi per la maggiore (e già sono ottimista a ritenere che ancora esista quella idea); è un’idea di “libertà obbligatoria” di gaberiana memoria, come la pubblicità delle televisioni… “la tua scelta libera”… basta che sia una rete Mediaset!

Vedremo appunto nei prossimi cinque anni come si comporterà il governo a cinque stelle appunto nei confronti di quella che oggi chiamiamo ancora “società civile”: professionalità, sindacati, imprenditoria. Che loro lo vogliano o meno con la “società civile” più o meno parlamentare il Movimento dovrà interloquire per forza, in qualsiasi senso lo si voglia intendere: perfino nel caso in cui si voglia uscire dalla moneta unica europea sarà una interlocuzione a chiusura immediata, ma pur sempre interlocuzione. Anche nel caso in cui si voglia ripristinare l’istituto del confino per i comunisti, come fra il 1922 ed il 1943, tale deportazione sarà una interlocuzione, che così la si intenda o meno.

Rilasciata, dunque, questa doverosa premessa perché il lettore discrimini il pulpito dal quale viene la predica, vado ad elencare cinque cose di interesse generale che il Movimento Cinque Stelle si trova a dover far fronte e che sono altrettanti “cazzi in culo” che chi scrive si attende dal prossimo futuro.

    1. Reddito di cittadinanza. È effettivamente un principio ed una iniziativa nell’interesse generale del paese. Il Movimento ha tutto il mio appoggio per questa iniziativa. È stato uno dei primi principi che il Movimento attraverso i suoi candidati ha espresso e che mi ha spinto una volta a votarli. Ho sentito descritta da Di Battista la dinamica socio-ecomica che il Movimento intende mettere in campo con questa iniziativa. Può funzionare, secondo me, e vale la pena metterla in campo. Ma come? Sarà uno dei grandi problemi che il prossimo Presidente del Consiglio dovrà affrontare. L’idea del voto di protesta non ha più alcun valore. Non si tratterà di fare opposizione affinché questa legge venga approvata da altri (una maggioranza): bisognerà attuarla in prima persona, assumendosene la responsabilità. Io non credo che il Movimento riuscirà a farla, ma è lodevole che si sia impegnato in questo. Evidentemente, tanto meglio se riuscirà a farla.

    2. Abolizione della legge Fornero. Ovviamente, stiamo parlando dell’abolizione di una legge, NON della persona fisica di chi l’ha fatta – come a me pare di tutta evidenza sarebbe nelle corde del Movimento. Anche questa la ritengo una iniziativa di interesse pubblico. Certo, bisognerebbe passare da una discussione sulle professioni, le professionalità, le nuove tecnologie e i nuovi modi di produzione. Ad esempio, sarebbe opportuno segnalare che l’insegnante non è un lavoro usurante ma è un mestiere di breve durata perché quando si presenta un divario di due o tre generazioni non solo non risultano più valide le metodologie didattiche ed educative che l’insegnante conosce ma addirittura non parla più nemmeno lo stesso linguaggio dei propri studenti (e diventa perciò incomprensibile e la didattica inefficace). (Del resto, si può dimostrare facilmente che un insegnante di sessant’anni non parla la stessa lingua dei propri studenti di 14-19 anni.) Bisognerebbe anche ragionare sulla produttività e sul suo calo in funzione dell’età. Ma naturalmente, per stessa ammissione del Movimento, se nessuna interlocuzione è possibile, nessuno di questi ragionamenti potrà essere iniziato, sviluppato, concluso. L’abolizione della legge Fornero diventa così un mero atto d’imperio. La norma che ne potrà seguire in queste condizioni non mi pare essere migliorativa: alla fin fine, “abolizione della legge Fornero” potrebbe ben dire qualcosa come “abolizione della pensione” tout court a favore delle assicurazioni come nei paesi anglosassoni.

    3. Abolizione del jobs act. A quanto ho potuto capire l’iniziativa di abolire il jobs act è legata a reddito di cittadinanza. Anche questa la considero una iniziativa degna e positivissima essendomi battuto per anni contro la legge renziana sul lavoro… precario. Mi sono battuto contro questa legge essendo stato precario trent’anni. Mi sono battuto contro questa legge per anni essendo un insegnante di scuola superiore: sono stato sempre fortemente in imbarazzo nel prospettare ai miei studenti parecchi anni di sfruttamento e di incertezze professionali. Anche su questo, naturalmente, ci sarebbero parecchie interlocuzioni da sviluppare. Però è una saggia iniziativa per il paese ed è nell’interesse generale. Mi auguro che riescano a farlo. Naturalmente, voglio altrettanto sperare che non si voglia risolvere il problema del lavoro giovanile abolendo la scuola pubblica o facendo passare dalla gassazione tutti i cittadini minori di cinquant’anni. Perché è certo una possibilità: l’eliminazione fisica di massa degli italiani fra i venti ed i cinquant’anni.

    4. Ecologia. Per motivi professionali mi sono occupato e mi piacerebbe occuparmi di più di energie alternative. Anche in questo le proposte del Movimento sono assai interessanti. Rimane tutto da definire il modo in cui si potrà realizzare un potenziamento delle alternative energetiche da fonti rinnovabili. Naturalmente non mi aspetto miracoli. Però è vero che l’Italia è molto indietro, anche rispetto ad altri paesi europei, su questo fronte. Mi accontenterei di arrivare a un obiettivo almeno prossimo a quello della Francia o della Germania. Il termine “populismo”, usato per tutta la campagna elettorale per definire le forze politiche che poi sono diventate di maggioranza, mi fa contorcere le budella, da studioso di storia russa (in cui il populismo nacque e si sviluppò nella seconda metà del diciannovesimo secolo). Mi contorce le budella perché si usa questa parola con un significato che le è storicamente improprio. Si intende un gruppo politico che sviluppa azioni politiche per obiettivi irraggiungibili. Gli obiettivi del Movimento Cinque Stelle sono condivisibili, desiderabili, nell’interesse di tutti. La loro irraggiungibilità è considerata, del pari, altrettanto certa. Non è il mio augurio. Mi auspico invece che il Movimento raggiunga i suoi obiettivi, tanti più tanti meglio, e che lo faccia nei modi e nei tempi il cui perimetro sia dettato da principi inviolabili quali la libertà, la democrazia, i diritti universali dell’uomo.

    5. Ideologia. Infine, confesso di aver sviluppato un discorso al contrario, esattamente per come si è sviluppato il discorso politico negli ultimi venti-trent’anni. Essendo nato e cresciuto nella prima repubblica, è evidente che la mia abitudine di pensiero sia di tipo deduttivo. Sono i miei principi che determinano e regolano le mie decisioni quotidiane. Ivi incluse quelle politiche. In una parola, ho una ideologia. Ho in mente, in verità da molto tempo, come dovrebbe essere un mondo migliore. Obiezioni radicali sono state avanzate rispetto al metodo deduttivo fin dall’inizio degli anni ottanta del secolo scorso dalla filosofia. Tali obiezioni, peraltro, hanno fondamento e possono essere a loro volta confutate. Sul piano, invece, totalmente a-filosofico l’ideologia della fine delle ideologie (che è di tutta evidenza anch’essa un ossimoro) non è passata dall’elaborazione sociale ma da una ricezione passiva di quei principi considerati del tutto autoevidenti. È esiziale osservare che la critica al metodo deduttivo segue a sua volta un metodo deduttivo. Deduttivamente si ritiene che il comunismo o il liberalismo siano solo concetti e, in quanto mere operazioni cerebrali, non debbano avere campo nella realtà e nel quotidiano. Questo è il motivo per cui il Movimento Cinque Stelle non ha mai voluto schierarsi né a destra né a sinistra, a loro volta concetti e non pratiche. Adesso, una scelta di campo la devono fare. Destra, sinistra, liberalismo, comunismo non significano più niente per i più: sarebbe forse vero se si utilizzassero solo metodi induttivi. Purtroppo, nella storia umana, si è sempre ricorsi ad entrambi i metodi, sia induttivo che deduttivo: perché così sono fatte la società umane, almeno quelle che si sono conosciute fino a oggi. Almeno, quelle poche che io conosco per averle studiate. Nessun essere umano può fare a meno dei principi perché perfino quello di non avere principi è un principio. Solo che questo principio (o vogliamo chiamarlo un non-principio sull’esempio del non-statuto) rende più importante l’abolizione della legge Fornero, ad esempio, dei campi di concentramento. Considero pertanto i non-principi assai pericolosi, il solo metodo induttivo improponibile, la mancanza di ideologia impossibile. Il Movimento Cinque Stelle ha una ideologia o una filosofia. A parere di chi scrive è una ideologia di tipo nazista: dovremmo valutare nei prossimi cinque anni se questo giudizio sia giusto o sbagliato. Voglio ben sperare che il Movimento lo consideri del tutto sbagliato ed irrealistico.

Infine, una osservazione sul metodo con cui il Movimento può o intende realizzare i suoi obiettivi.

Si è parlato, negli scorsi mesi, delle responsabilità del popolo polacco rispetto al silenzio sui lager. Riconosciamo una responsabilità in questo, nel silenzio che circonda un orrore. Con Brecht: “parlare d’alberi è quasi un delitto perché su troppe stragi comporta il silenzio”. Non possiamo passare sotto silenzio i rischi per l’umanità che il Movimento Cinque Stelle propone. Gli obiettivi politici non possono più e non devono essere raggiunti ad ogni costo. Non voglio che sulle coste della Sicilia arrivino frotte di cadaveri invece di extracomunitari. Non è un prezzo che possiamo pagare! La discriminazione ideologica, la limitazione delle libertà, la morte non sono prezzi che possiamo pagare per l’abolizione della legge Fornero, per il reddito di cittadinanza, per l’energia pulita. Il perimetro che perfino il Movimento Cinque Stelle deve rispettare è quello. Perimetro che, finora, come accennavo all’inizio, non mi risulta sia stato rispettato in termini di vera e propria discriminazione. Discriminazione, come abbiamo visto in questi anni, anche verso se stessi, dall’espulsione di Pizzarotti in poi. Fenomeno straordinariamente equivalente alla procedura con cui Stalin linquidò l’opposizione fra il 1927 ed il 1929 in Russia. I primi destinatari delle cosiddette purghe staliniane furono appunto i comunisti che avevano fatto la rivoluzione.

Questo perimetro, delimitato dal costo umano e culturale che non possiamo pagare, è quello della Costituzione più bella del mondo. Il rispetto di quel perimetro fa la Repubblica Italiana. La mancanza di quel rispetto distrugge il paese. La mancanza di quel rispetto sancisce la fine della Repubblica, già annunciata da Luigi Di Maio quando dice che è finita la seconda repubblica e comincia la terza. La quale rischia di non essere affatto una repubblica. Tantomeno una democrazia. Definisco la fine di una repubblica quando si presentano le condizioni della Repubblica di Weimar alla quale siamo, secondo me, pericolosamente vicini. Il Movimento Cinque Stelle è assai più pericoloso, in questo senso, della destra liberale.

Ricordiamo solo che: “Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare“. ”.

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